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Cappella degli Scrovegni affreschi Giotto Museo Civico Eremitani

Padova - Musei agli Eremitani, Cappella degli Scrovegni

Chiesa agli Eremitani, Cappella Ovetari e Cappella degli Scrovegni

Giotto e Andrea Mantegna
Museo Civico agli Eremitani
Con il bombardamento del 1944 venne quasi completamente distrutta la Cappella Ovetari e perduti gli affreschi di Andrea Mantegna del 1448/60, con i quali il diciassettenne artista ha segnato la svolta rinascimentale della pittura italiana.
Andrea Mantegna è nato a Isola di Carturo (ora Isola Mantegna di Piazzola sul Brenta) nel 1431 e morto a Mantova l'11 marzo 1506. Apprese i segreti e le idee per la sua pittura da Donatello, in quegli anni a Padova per realizzare l'altare maggiore della Basilica del Santo e la statua equestre del Gattamelata.

E' stata la più importante perdita in campo artistico subita dall'Italia durante la seconda guerra mondiale.
La chiesa subì gravissimi danni quali la distruzione del tetto a capriate di legno e danni importanti anche alla faccita e agli affreschi di Giusto de Menabuoi e del Guariento.

La chiesa degli Eremitani è un tipico esempio di edificio dell'ordine Agostiniano: un'unica grande aula (detta anche 'a granaio') adatta alla predicazione.
Francescano è l'impianto architettonico, per la semplicità dovuta principalmente al contenimento dei costi di costruzione, ma non mancano accenni gotici.
La chiesa del 1276, edificata su precedenti antichissime strutture, è dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, ma è tradizionalmente conosciuta come "degli Eremitani" in quanto l'annesso convento con foresteria era meta dei pellegrini di passaggio. La fortuna di questo luogo è infatti dovuta proprio agli ordini 'mendicanti'. Sul fianco della facciata rimangono le tracce della porta d'accesso all'area conventuale, con i segni della campanella di richiamo.

L'originale copertura lignea è attribuita a fra' Giovanni degli Eremiti che risolse, nel 1306, lo spazio interno con il monumentale soffitto ligneo intonacato e decorato che modellava i volumi interni e si poneva come elemento di valorizzazione della lunga navata. Un'intuizione straordinaria che sublima l'arredo architettonico e si avvicina all'arte urbanistica.
La grande volta lignea è andata perduta nel bombardamento, ma la ricostruzione moderna, di legno senza aggiunte decorative, è apprezzabile e di grandissimo fascino.

Oltre alle tracce di quello che fu uno dei cardini della pittura italiana, capolavoro giovanile di Andrea Mantegna, e ai citati affreschi del Guariento, vi sono i monumenti a Ubertino e Jacopo da Carrara, signori della Padova trecentesca.

Il grande complesso monastico è ora sede del Museo Civico agli Eremitani e ospita importanti collezioni di reperti archeologici pre-romani e romani, in particolare pavimenti a mosaico, ed inoltre oggetti e sarcofagi egizi portati a Padova da G.B. Belzoni.

All'esterno, sul perimetro di quella che fu l'Arena romana, il semplice oratorio annesso al perduto palazzo degli Scrovegni.
E' uno dei più noti monumenti al mondo, la Cappella degli Scrovegni con il capolavoro di Giotto, il ciclo di affreschi che segna la storia della pittura italiana.
Le rovine di quello che fu l'anfiteatro romano vennero acquistate da Enrico Scrovegni dalla nobile e antica famiglia dei Dalesmanini. Investendo le immense fortune ereditate dal padre Rinaldo fece costruire un prestigioso palazzo con annessa una cappella dedicata alla Vergine Annunziata, affidando gli affreschi a Giotto, che a quel tempo era impiegato al Palazzo della Ragione.
Leggenda vuole che la cappella sia stata voluta da Enrico per espiare i peccati del padre, collocato da Dante tra gli usurai dell'Inferno.
Giotto potè esprimersi senza eccessivi vincoli e il risultato fu una vera rivoluzione dei concetti pittorici medioevali, ponendo l'uomo con le sue debolezze e la sua espressività al centro del riquadro artistico, con figure lineari che raccontano le loro storie e umanizzano la lettura delle Sacre Scritture.

La presenza di Giotto fu determinante per lo sviluppo artistico e il prestigio della Padova Carrarese.
Giotto fu a Padova nel primo decennio del trecento, lavorando alla Sala del Capitolo e alla Capella delle Benedizioni presso la Basilica del Santo e agli affreschi, perduti nell'incendio del 1420, al salone del Palazzo della Ragione.
Nel trecento Padova viveva un momento di assoluto vigore artistico, definito il 'secolo d'oro'.
Vi lavoravano grandissimi artisti, quali il Guariento, Giusto de Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo da Verona, con cicli pittorici che ancora, in parte, valorizzano importanti palazzi e chiese cittadine.

La Cappella degli Scrovegni, con i suoi preziosissimi affreschi, è stata acquistata dal Comune di Padova nel 1881 dalla famiglia Gradenigo-Foscari.
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