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San Giorgio delle Pertiche

San Giorgio delle Pertiche (Padova)

San Giorgio delle Pertiche


Principali località e frazioni
  • San Giorgio delle Pertiche
  • Arsego
  • Cocche
  • Cavino
  • Torre de Burri
  • Bosco del Vescovo
  • Guizze
  • Anconetta
  • Rizzo
  • Caselle (o Casere)

Il territorio, lungo la via Aurelia tra Padova e Asolo, situato quasi al centro del graticolato romano “Cis Musonem” fu colonia romana.

Con le invasioni barbariche fu a lungo dominio longobardo, come ricorda l'antica dedicazione della chiesa a San Giorgio, santo tipico di tale popolo e come l'attributo “ad perticas” che nella tradizione funebre longobarda vedeva issate delle colombe su lunghe aste di legno, rivolte in direzione della provenienza del defunto, per ricordare la sua “anima” (Paolo Diacono, cap. 34 del V libro della “Historia Longobardorum”).
La presenza di questa particolare zona cimiteriale sarebbe giustificata dal fatto che questo territorio si trovava in zona di confine fra l'influenza longobarda e quella bizantina, segnata dal percorso del fiume Tergola.

Altra spiegazione del toponimo, seguita pure dal Legnazzi, grande studioso del territorio, si riferisce invece alle stesse pertiche romane, strumento di misurazione del terreno pari a metri 3,60, che, ad opera finita, quasi “rex sacra” sarebbero state custodite in un tempietto sorto nel punto centrale della colonia.

Si può dunque supporre che la scarsa popolazione che si era insediata nella zona in epoca romana, dopo gli sconvolgimenti climatici e le dispersioni delle invasioni barbariche, si costituì in villaggio aggregato solo in epoca longobarda.

Il territorio è attraversato ancor oggi da diversi corsi d'acqua: Tergola, Vandura, Tergolino, Muson dei Sassi e Piovego che rendevano un tempo i terreni acquitrinosi e inospitali e che già i Romani provvidero a regolare e arginare.

Il sito dell'attuale chiesa arcipretale di San Giorgio delle Pertiche era occupato, in epoca medievale, da un castello, racchiuso da quattro torrioni e da una cinta muraria, con spalti, terrapieni e fosse derivate dal fiume Tergola e dal rio Volpon.
Fatto erigere dal vescovo Bernardo, verso la metà del secolo XI, apparteneva ai vescovi di Padova che ebbero qui signoria, concessa dall'imperatore longobardo Berengario I nel 911 e riconosciuta anche dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1161.
Il vescovo di Padova affidò poi il governo del castello e del territorio ai signori “da Marostica” che dovettero contrastare le pretese dei Sicherio di Sant'Andrea e dei Fisoli di Trambacche.
Nel 1222 il vescovo Giordano ricevette in questo castello il cardinale Ugolino, inviato dal papa Onorio III a raccogliere sussidi per la crociata in Terrasanta.
L'episodio è ricordato nella raffigurazione dello stemma comunale di San Giorgio delle Pertiche (mitria, Calvario e monete d'oro).

La torre campanaria è l'unica rimasta delle quattro del castello, demolito dai Veneziani all'inizio del Quattrocento. E' alta quasi 38 metri e larga oltre 6 metri per lato.
Il monumento ha un solenne aspetto di fortificazione medievale.

La parrocchiale di San Giorgio delle Pertiche subì diverse ricostruzioni e rimaneggiamenti e solo tra il 1838 e il 1868 fu impostata nella sua struttura attuale, completata nella facciata neoclassica nel 1932. E' arricchita da pregevoli tele, fra le quali spiccano quelle cinquecentesche di Palma il Giovane con gli episodi della vita di San Girolamo.
La casa canonica risale, nella sua struttura originaria, al tardo Cinquecento, ed è ammirata da San Gregorio Barbarigo nella sua visita del 1669. Una lapida affissa sull'imponente facciata ricorda il soggiorno di due prelati, il vescovo di Concordia Carlo Fontanini e il vescovo di Adria Bernardo Squarcina che nell'Ottocento ricevettero qui generosa ospitalità dall'arciprete Giovanni Battista Contri per dedicarsi a una fortunata e distensiva caccia nel “bosco del vescovo” che anche allora si estendeva fino a Campodarsego.

A difesa e controllo dell'importante zona d'acqua della località Torre di Burri, venne innalzata una robusta torre, in epoca medievale, assai decantata dagli storici.
La famosa costruzione lasciò il nome alla località, insieme a quella dei Burri, nobili signori di quelle terre fin dall'epoca romana.

La demolizione della torre sarebbe parzialmente avvenuta durante la guerra di Cambrai (1508-1515) e definitivamente ad opera dei Veneziani nel 1577, nel corso di una ristrutturazione globale delle diverse vie d'acqua.
Qui infatti il Vandura e il Tergolino entrano nel Tergola il quale passa sotto il Muson dei Sassi, attraverso un manufatto a botte, eseguito dai Veneziani nel 1612, detto “ponte-canale” e che viene definito una mirabile opera di ingegneria idraulica, ancora efficiente.

Nella seconda metà del Seicento il vescovo di Padova, signore di San Giorgio col suo Bosco, costruì in detta località una elegante villa che costituiva il suo “palazzo dominicale” cioè casa di villeggiatura.
In essa soggiornò anche il canonico Giuseppe Scudolanzoni, di nobile famiglia padovana, che morì il 19 luglio 1825, a 72 anni. Fu sepolto nell'attigua chiesetta dove si può ancora osservare la sua lastra tombale. La chiesetta, in stato precario, è stata recentemente donata alla parrocchia la quale si è prodigata per un radicale restauro.
La villa fu acquistata dalla famiglia Prevedello nel 1928.

Un'altra importante dimora signorile è sita nell'antica località di Caselle presso la statale del Santo a San Giorgio delle Pertiche.
E' villa Meneghelli Cassinari, ora Peroni Masiero, che sorge accanto al Vandura e comprende un antico mulino, ora non più attivo ma di cui rimane il singolare salto d'acqua.
Di grande interesse il maestoso parco, disegnato dallo Jappelli, con gigantesche alberature, fra le quali emergono alcuni pini secolari e una sequoia gigantesca.

In località Guizze vi era un tempo una vasta zona umida e boscosa.
Ora si è creato in questa zona un parco naturale di oltre 17.000 metri quadrati con 850 specie arboree tipiche della pianura padana.
Adiacente al parco, verso il confine con il comune di Santa Giustina in Colle, si possono visitare, con guida, due laghetti di risorgiva, ex cave bonificate, circondate da vasto terreno di 20.000 metri quadrati, in vario modo rimboscato, così da creare vari ambienti naturalistici, floro-faunistici, in una zona favorita dalla cospicua presenza di acque e varie tipologie di habitat.

Il villaggio di Arsego è citato per la prima volta in un atto del vescovo Bellino nel 1130 e fu feudo dei Da Romano, conti di Onara e di Arsego fin dalla fine del Mille. Probabilmente il nome deriva da un torrente ora riunificato nel Piovego.
Si ha notizia della sua chiesa da un testamento del 1161 e nel 1297 si documenta la titolazione a San Lamberto cui venne aggregato San Martino di Tours.
L'attuale edificio religioso risale alla prima metà del Settecento, con posteriori aggiunte e ampliamenti.

La storica villa Pugnalin Valsecchi Carnaroli, ora Mella, in via Signoria, si presenta con tre corpi armoniosi che si aprono su un giardino all'inglese, con maestose alberature che accolgono al centro una elegante chiesetta.
La villa e i terreni appartenevano ai nobili veneziani Soranzo, che promossero l'istituzione della Fiera di Arsego, concessa il 23 agosto 1747 con autorizzazione del doge Pietro Grimani e che puntualmente si ripete ogni anno, con grande concorso di visitatori, la terza domenica e il lunedì successivo del mese di ottobre.
Sempre ad Arsego era un tempo assai apprezzata la settecentesca villa Giustiniani, lungo la strada del Piovego, ora di proprietà Filippi, ove si possono notare ancora (nonostante il degrado) i segni dell'antica eleganza nel corpo centrale di tale fabbricato.

In località Cocche sorge una chiesetta dedicata alla Madonna della Mercede, eretta nel 1837 per ringraziare la Vergine per aver risparmiato la contrada dall'ultima epidemia di peste del 1831 che tanti morti provocò.

Il paese di Cavino ha legato il suo nome ad un famoso medaglista del Cinquecento, Giovanni da Cavino, originario di queste terre e che si affermò in Padova, quale rinomato rappresentante di quel Rinascimento che faceva capo ad illustri uomini di cultura e ad artisti famosi quali il nobile Alvise Cornaro, il cardinale Pietro Bembo, il Falconetto, celebre architetto, Alessandro Maggi da Bassano, l'Ammannati, lo scultore Andrea Briosco detto il Riccio ed alcuni docenti dell'allora fiorente Università degli Studi come il giurista Mantova Benavides.

Il toponimo “Cavino” richiama probabilmente la conformazione del graticolato romano di cui questa zona faceva parte e che ne rappresentava i margini a Sud-Ovest.
L'antica denominazione infatti era Cavino d'Arsego per distinguerla dall'altra zona, posta ad Est: “Cavin di Sala”.

Come termine agrario “cavino” indica il capezzagna, il declinare dei campi, atto allo scorrimento delle acque.
Nelle carte topografiche del tempo era indicato come “Bosco del Vescovo” perché parte della vasta area boschiva apparteneva ai Vescovi di Padova che nel Medioevo avevano qui giurisdizione con castello, come già riferito, in San Giorgio delle Pertiche.

L'unica individuazione particolare della località era rappresentata da un capitello di antica origine: il capitello di Cavino.
Al posto del primitivo capitello venne successivamente edificato un sacello con una piccola scultura in terracotta dipinta, rappresentante la Pietà, tuttora conservata nella chiesa attuale di Cavino.
Nel 1898 venne costruito un oratorio dedicato alla Madonna Addolorata, raffigurata con una bella statua in pietra dura donata dal Vescovo di Padova, monsignor Pellizzi, anch'essa conservata nell'altare a lei dedicata nella nuova chiesa.
Nel 1919, la popolazione si adoperò si adoperò per la costruzione di una prima vera chiesa e nel 1931 venne riconosciuta la personalità giuridica della chiesa del Sacro Cuore di Gesù in “Cavino d'Arsego, frazione del Comune di San Giorgio delle Pertiche”, con decreto del re Vittorio Emanuele III.
Nel 1942, la “curazia” di Cavino (dipendente da Arsego) passò al rango di parrocchia, con decreto vescovile.
Il 15 aprile del 1944, in seguito ai bombardamenti su Padova e che colpirono anche il duomo, furono trasportate nella chiesa di Cavino le urne dell'allora Beato Gregorio Barbarigo e del Beato Giordano Forzatè e vi rimasero fino alla fine del conflitto.
L'attuale chiesa risale agli anni Cinquata e rappresenta il monumento più significativo del paese di Cavino.


(testo di Bruno Caon) tratto dal sito istituzionale del Comune di San Giorgio delle Pertiche

San Giorgio delle Pertiche, chiesa Parrocchiale San Giorgio delle Pertiche, chiesa di Cocche

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