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Basilica di San Zeno a Verona

città di Verona - San Zeno

Basilica di San Zeno a Verona

La grande Basilica dedicata a San Zeno, vescovo di origine africana dell'VIII secolo, è innanzitutto tempio di fede e meditazione sulla tomba del Santo e poi uno dei più affascinanti esempi dell'architettura romanica.

Il luogo dove sorse il tempio era a quel tempo ai margini della città, lungo l'importante via Gallica, ed area cimiteriale romana.
Ben presto la sepoltura del Santo divenne meta di pellegrinaggio e la piccola chiesa dovette essere ingrandita.
Per volontà di Pipino, re dei Franchi, titolare del Sacro Romano Impero, nell' 805 la chiesa venne ingrandita a cura del Vescovo Ratoldo e dell'Arcidiacono Pacifico. Venne pure istituito un monastero.
La Basilica fu consacrata l' 8 dicembre 806 alla presenza di re Pipino.
Il 21 maggio 807 le reliquie del Santo furono traslate in basilica dai Santi eremiti Benigno e Caro, ancora alla presenza di re Pipino devotissimo al Santo.

Seguirono anni difficili con saccheggi e distruzioni da parte degli eserciti barbari, in particolare gli Ungari.
Nel 963, su intercessione del Vescovo Raterio e per volontà dell'imperatore germanico Ottone I, venne data mano ad una nuova ricostruzione con ampliamenti della basilica stessa, del monastero e del chiostro.
Nel 983 Sant'Adalberto ricevette in Basilica l'investitura imperiale e la consacrazione episcopale.


Basilica di San Zeno a Verona Nell'XI secolo si provvide ad un nuovo ampliamento, sul perimetro delle strutture attuali, e venne sistemata la spettacolare cripta costituita da una 'selva di colonne marmoree', ma nel 1117 un violentissimo terremoto, che fece distruzioni in una larga fetta del territorio Veneto (compresa Padova dove venne distrutta la Basilica di Santa Giustina) rovinò gran parte della basilica ancora in via di ultimazione, del chiostro e del monastero, nonché il campanile.
I lavori ripresero subito e si protrassero per vent'anni.
La chiesa che ammiriamo ora è per gran parte opera di quella ricostruzione.
L'intenso cromatismo con prevalenza dei toni rossi è segnato dall'alternanza di pietre di tufo e mattoni e rende indimenticabile la visita alla Basilica e al chiostro.

Altri interventi, quali la sopraelevazione del chiostro, il completamento della facciata e la definitiva sistemazione del rosone centrale, ad opera del Maestro Briolato (1225), sono avvenuti nel XIII secolo. Di questo periodo anche la torre dell'Abbazia, sul lato esterno sinistro della facciata.
Di straordinaria importanza per la storia dell'arte romanica sono l'apparato scultoreo della facciata e l'architettura del portone d'ingresso.
Duecentesca è pure l'affascinate statua marmorea di 'San Zeno che ride', probabilmente collocata originariamente sulla chiave di volta dell'arco trionfale romanico. Ancor oggi la statua, caratterizzata dal bastone episcopale 'pescatore di anime', è ammiratissima dai fedeli.

Sono degli ultimi anni del 1300 il rifacimento dell'abside e la definitiva sistemazione del tetto con una affascinate struttura lignea a forma di carena di nave.
Del XII, XIII e XIV secolo sono i numerosi affreschi policromi anonimi che ingentiliscono le pareti della chiesa superiore ed inferiore.


Del 1386 la cappella maggiore, dove troverà posto l'ancona lignea della 'Maestà della Vergine', del 1457-1459, uno dei massimi capolavori rinascimentali della pittura di Andrea Mantegna.

Nel 1500 venne costruito un imponente scalone che collegava la chiesa superiore, sopra le strutture della cripta, con la vasta aula per il popolo.

Nel 1770 fu soppresso il monastero, causa il ridotto numero di frati, secondo le regole volute dalla Serenissima Repubblica Veneta.
Naturalmente la basilica fu oggetto di predazioni da parte di Napoleone. Con l'arrivo degli austriaci, nel 1806 la chiesa divenne parrocchiale, ma fu conservato il titolo di Abate dovuto al parroco.
Lo scalone centrale fu demolito nel 1870 per far posto alle attuali scale laterali e allo scalone che scende nella bellissima cripta. Venne anche risistemata l'iconostasi che separa la chiesa superiore, con il posizionamento di antiche statue trecentesche di scuola tedesca raffiguranti il Cristo e gli Apostoli.


Gli interventi del XX secolo, oltre ad accurati lavori di salvaguardia e restauro, portano ad una sistemazione definitiva della Pala del Mantegna.
Recente (2006) il restauro dello spettacolare campanile romanico che così può riprendere l'originale funzione e regalarci nuovamente il suono delle campane.
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